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Action Institute’s receipe for the NHS: no more cuts, attracting physicians from abroad and keeping politics out of healthcare

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Date: 11 March 2014

Topic: Health

Questi alcuni dei punti chiave del documento presentato oggi a Roma dall’action thank. I principi di equità e universalità del nostro Ssn vanno salvaguardati, e per farlo occorre un ripensamento radicale del sistema sanitario ormai a rischio insostenibilità. Une vera e propria rivoluzione, da qui al 2030, per scongiurare il rischio Grecia.

 

11 MAR – La Sanità Italiana, seconda voce di spesa pubblica (€110 mld), con più di 700,000 dipendenti solo per la parte gestita dallo Stato ed un raggio d’azione che coinvolge tutti i cittadini, è stata oggetto negli ultimi anni di molteplici tagli lineari. Urge uno stop alle sforbiciate indiscriminate al bilancio e un ripensamento radicale del sistema sanitario per salvaguardarne l’equità e l’universalità. Un contributo rilevante potrà arrivare anche dal privato, ma solo dopo aver modificato l’aspetto normativo. Si dovrà poi iniziare ad attrarre in Italia medici formati all’estero, trasformare il Ssn in una calamita per ricercatori e specialisti, con l’ambizione di cambiare il sistema andando a incidere su alcune delle problematiche più urgenti. Sono alcuni punti del documento Healthcare Roadmap 2030, realizzato da Action Institute e presentato oggi in una tavola rotonda a Roma nella sede dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

“Dal documento emergono alcuni temi chiave – ha dichiarato Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust – si suggerisce di ridurre il condizionamento della politica sulle nomina dei dirigenti Asl, di distinguere nettamente tra chi propone regole e chi acquisisce i servizi. Infine, di premiare le regioni in base al servizio che erogano”. Un tema ripreso dalla stessa presidente di Action Institute, Carlotta de Franceschi, che ha appunto sottolineato l’esigenza di una “netta separazione” tra politica e sanità, nella gestione delle risorse umano del Ssn, facendo riferimento alle nomine di primari e dirigenti delle Asl.
Tutti i presenti, da Giovanni Bissoni, presidente dell’Agenas, allo stesso Pitruzzella, si sono detti d’accordo nel predire che senza cambiamenti il Ssn rischia l’insostenibilità finanziaria. “Di sicuro il modello organizzativo della sanità necessita di correzioni – ha sottolineato Pitruzzella -. Esiste un chiaro conflitto di interesse dovuto al fatto che chi regola il settore, l’autorità regionale, è anche la stessa autorità che acquisisce la prestazione”.
Non è mancata qualche nota critica all’attuale Governo. In particolare Walter Ricciardi, ordinario di sanità pubblica dell’Università Cattolica di Roma, ha sottolineato come: “Sulla salute e sulla sanità io non ho ancora sentito una parola dal Governo Renzi. Eppure – ha ricordato – l’orizzonte 2030 è lontano ma ci dobbiamo muovere, altrimenti saremo un Paese che esporta medici, dopo averli formati spendendo molto, ma che cureranno pazienti non italiani all’estero”.

Il problema dell’insostenibilità si è allargato anche a scenari a tinte fosche, non sono infatti mancati chiari riferimenti alla Grecia nel corso del dibattito. Una situazione, quella greca, che ha visto un aumento del 43% della mortalità infantile fra gli effetti dei tagli lineari alla sanità imposti al Paese. “I tagli in Grecia hanno portato ad esempio allo stop ai programmi di fornitura di siringhe ai tossicodipendenti, e persino alle disinfestazioni nelle città, col risultato di far tornare la malaria – ha spiegato Walter Ricciardi -. Noi stiamo conducendo uno studio per verificare gli effetti dei tagli anche da noi, ma si può già dire che in alcune Regioni il processo è già iniziato. Al contrario nei Paesi del nord Europa, dove si è scelto invece di operare diversamente, la crisi non ha influito sulla salute”.
L’aspettativa di vita di chi nasce nel Sud, hanno sottolineato gli esperti, è già quattro anni più bassa rispetto alla media. Per risollevare il settore l’action tank ha proposto una strategia basata su quattro pilastri, che dovrebbe portare a una ‘rivoluzione’ nella sanità da qui al 2030. “Noi proponiamo un rafforzamento della governance – ha spiegato Paolo De Santis, relatore della proposta – un maggiore empowerment dei pazienti attraverso un’accresciuta trasparenza ed un’elevata disponibilità pubblica di dati sanitari, la definizione di un sistema di incentivi e consequence management e la revisione del modello di finanziamento spostando l’accento dai costi sostenuti ai risultati raggiunti”.

L’obiettivo dell’incontro, che arriva a valle di un’ampia consultazione, è quello di promuovere un dibattito tra decisori politici, regolatori, operatori ed esperti del settore, per arrivare a un progetto condiviso che disegni le tappe per la messa in pratica delle soluzioni. “Nella sanità c’è sempre stata diffidenza verso un sistema concorrenziale – ha concluso Roberto Chieppa, segretario generale dell’Agcm – ma l’apertura ad altri soggetti non può che fare bene, sempre garantendo la trasparenza”.

La proposta

La proposta di Action Institute si articola all’interno di cinque valori fondanti: equità ed universalità del sistema, incarico al settore pubblico di garantire il diritto alla salute, attraverso le attività di policy making e regolamentazione, contributo positivo del privato, in un sistema con regolamentazione migliore e più adatta di quella attuale, regolamentazione pubblica super partes e separazione delle attività di pubbliche di erogazione da quelle di regolamentazione, centralità della scelta dei cittadini come chiave di volta del SSN, scelta che va supportata con piena trasparenza informativa.

Nello specifico, vengono individuati quattro pilastri su cui fondare la riforma del sistema: rafforzamento della governance, con l’obiettivo di accrescere le tutele e la capacità di governo e controllo del sistema; empowerment dei pazienti attraverso maggiore trasparenza ed elevata disponibilità pubblica di dati sanitari, con l’obiettivo di favorire la piena capacità di scelta dei pazienti ed esercitare una tensione positiva all’aumento di produttività di chi eroga i servizi; definizione di un chiaro sistema d’incentivi e consequence management, con l’obiettivo di orientare chi gestisce i servizi ad ottimizzare la performance sanitaria fornendogli adeguati poteri gestionali; revisione del modello di finanziamento in base ai risultati e non ai costi sostenuti, al fine di incentivare/premiare i comportamenti virtuosi.

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