linkiesta

The reasons why there is not innovation in credit market

Author: Fabio Bolognini

Date: 31 August 2014

Topic: Credit

A giudicare da qualche titolo di quotidiano ottimistico il sistema Italia si deve mettere interamente nelle mani di Draghi e della Bce per raddrizzare i flussi di credito alle imprese. Ora si guarda alle operazioni Tltro per sistemare una barca cha fa acqua da oramai quattro anni. Purtroppo i pareri dei tecnici sono meno entusiastici sulla destinazione della liquidità che arriverà alle banche (da leggere quanto scrive Baglioni su LaVoce.info) e anche la mia sensazione resta di una soluzione destinata a portare acqua dove non c’è problema di liquidità.

Allora la domanda che pongo è “perché non sono bastati quattro anni di crisi del credito, di crescita incontrollata dei crediti deteriorati (vedi grafico su incagli e sofferenze), per fare sì che Stato, banche e tutori delle imprese trovassero soluzioni più innovative per aggiustare un meccanismo palesemente inceppato e fallace?”. La realtà è che il sistema in questi quattro anni ha prodotto poco o nulla in termini di nuove idee ed è persino riuscito a distorcere quelle esistenti. A cominciare dalla ripetizione sfiatata della moratoria, che per le imprese e per il rischio di credito si è dimostrata quasi sempre un’aspirina breve e inefficace, per proseguire con le maggiori dotazioni al fondo comune di garanzia servite più ad abbattere il costo del capitale delle banche che a finanziare imprese in temporanea difficoltà, per arrivare all’ultima distorsione: la garanzia dello Stato sulle singole emissioni di minibond di Pmi, su cui si è espresso in modo chiaro con ampie riserve il duo Cherubini-Esposito su LaVoce.info di oggi.

Di vera, brillante innovazione strutturale da applicare al circuito del credito alle imprese si è visto uno zero assoluto. Eppure qualcuno ci ha provato – e non mi riferisco tanto alle proposte disperse negli articoli di questo blog – ma non è mai stato seriamente ascoltato. Il tavolo del credito non è mai esistito, non è partito e poi si è fermato come tutte le altre riforme, non è proprio partito.

Le proposte sono anche arrivate ma sono rimaste lettera morta. Mi riferisco, per fare due esempi, a lavori presentati da Action Institute nel luglio 2013 (“Migliorare l’accesso al Credito delle Pmi attraverso un “Credit Enhancement” di sistema”) e più recentemente da The European House-Ambrosetti nella sua Lettera 58 di giugno (“Rafforzare le imprese italiane e attirare nuova finanza”). Vi suggerisco la lettura perché entrambe contengono idee fresche, articolate e ben strutturate, pronte per essere esaminate, discusse e modificate secondo il principio che dovrebbe guidare tutti: il salvataggio di una quota rilevante di piccole e medie imprese che stanno attraversando difficoltà finanziarie, ma che contengono ancora tutti i presupposti per una ripartenza. Là avrebbe dovuto collocarsi l’analisi del problema, anche e soprattutto da parte delle banche, le quali invece si sono preoccupate soprattutto di fare argine ai tassi spaventosi di ingresso di nuove sofferenze e incagli, prima chiudendo i rubinetti a tutti, poi andando negli armadi a ripulire scheletri e scheletrini. Le banche, va detto senza timore, per leccarsi le ferite e eguire i dettami della Banca d’Italia e della BceE sugli stress test, hanno ritardato una risposta strutturale all’inefficacia del sistema di rating di Basilea II nel lungo inverno della crisi. Le curve di crescita di incagli e sofferenze del grafico sottostante sono un buon indizio dell’effetto di traslazione da incagli a sofferenze legato all’attività investigativa promossa sia spontaneamente che dalla vigilanza della Banca d’Italia.

C’è stata pulizia, a volte brutale come nei casi delle banche discusse, ma non c’è stata innovazione nel credito, né sul fronte delle nuove iniziative al di fuori del circuito bancario -come invece è avvenuto nel Regno Unito- né sulla rivisitazione e ricostruzione di come fare credito in presenza di tante imprese in difficoltà.

Chi ha avuto idee è rimasto un predicatore nel deserto, le associazioni hanno fatto rattoppi non vestiti nuovi, l’Abi si è trincerata spesso dietro un dito mignolo non schierando risorse interne o esterne per sviluppare nuove soluzioni di sistema, scegliendo di lasciare alle singole banche come meglio ristrutturare i rispettivi processi del credito. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dopo più di quattro anni siamo ancora a parlare di credito che manca, a contare le nuove sofferenze, a creare le illusioni dei 52 miliardi, senza mai separare con decisione da chirurgo la parte moribonda e dannosa delle imprese, da quella viva anche se sofferente. Aspettiamo Draghi e i suoi 52 miliardi, adesso, ma senza coraggio e senza innovazione potrebbe non succedere nulla di buono per un altro lungo anno.

Credit

Let me remind you that credit is the lifeblood of business, the lifeblood of prices and jobs.

Herbert Hoover

Health

Good health is essential to social and economical development and it empowers all of the public sectors.

World Health Organization

Innovation

Innovation is the specific instrument of entrepreneurship. The act that endows resources with a new capacity to create wealth.

Peter Drucker

Human Capital

Talent is a source from which water flows constantly renewed. But this source loses its value unless it is properly used.

Ludwig Wittgenstein