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Banda ultra-larga: i progressi italiani e il paragone con l’Europa

Autore: Sofia Anni

Data: 5 marzo 2019

Tipo: Altro

Tematica: Innovazione

Quando si sente parlare di innovazione, forse l’Italia non è il primo paese a cui si pensa. Eppure, negli ultimi  anni lo Stato italiano si e’ reso protagonista di una riforma il cui successo e’ stato certificato anche a livello europeo dalla Corte dei Conti Europea.

Il 3 Marzo 2015, il Governo ha approvato la Strategia italiana per la banda ultra-larga, un ambizioso progetto nato sotto l’Agenda Europea 2020. Gli obiettivi dichiarati da raggiungere entro il 2020 erano principalmente tre: estendere la connettività a 30 Mbps in download a tutti i cittadini italiani;garantire la connettività ad almeno 100 Mbps all’85% della popolazione e a tutte le sedi ed edifici pubblici, prestando particolare attenzione a scuole e ospedali; raggiungere con la banda ultra-larga tutte le aree industriali.

 

Attuata da Infratel, società in-house del ministero dello Sviluppo economico, e da Open Fiber, società partecipata di Cassa Depositi e Prestiti e Enel che si è aggiudicata i primi due bandi,   l’iniziativa ha visto un investimento totale di 10.3 miliardi di euro, di cui circa la metà provenienti direttamente da fondi pubblici nazionali. I restanti finanziamenti derivano invece in misura decrescente dal Fondo di Sviluppo e Coesione per il periodo temporale 2014-2020, e da programmi operativi Regionali e Nazionali stanziati per il medesimo arco temporale.

 

Prima di analizzare i dati e capire se davvero sarà possibile per l’Italia raggiungere tutti gli obiettivi prefissati, è importante concentrare per un attimo l’attenzione su i concetti stessi di banda larga e banda ultra-larga. Difatti, non ne esiste una definizione univoca e precisa, ma vengono piuttosto utilizzati per fare riferimento in maniera piuttosto vaga a differenti velocità internet. In questo caso, per esempio, la Commissione Europea utilizza “banda larga” per descrivere quelle situazioni in cui è presente una connessione internet più veloce rispetto alla tradizionale connessione analogica (30 Mbps), e “banda ultra-larga” per indicare le trasmissioni, in linea molto generale, su fibra ottica ad almeno 100 Mbps.

 

L’Italia, dunque, in questo momento si trova tra gli Stati trainanti per quanto riguarda la copertura della banda larga, con un livello di diffusione al di sopra della media europea (Fig. 1).

 

Figura 1 Copertura banda larga in Italia e media UE28 (2014-2018).

banda1

Fonte: Commissione Europea

 

Quando si considera la banda ultra -larga, invece, la situazione si presenta un po’ meno rosea. L’Italia si trova ancora in una posizione molto arretrata rispetto alla media dei 28 Paesi Europei, anche se la copertura ha subito un deciso aumento proprio a partire dall’inizio della Strategia Italiana per la Banda Ultra-Larga. Come si può vedere dal grafico, l’Italia si trova ancora in ritardo rispetto al target del 50% di copertura nazionale, e si posiziona addirittura tra le ultime cinque a livello europeo.

 

Figura 2 Connessioni a 100 Mbps nel 2013 e nel 2017, EU28.

banda2

Fonte: Analisi ECA su dati forniti dalla Commissione Europea

 

In questo contesto, che già di per sé non presenta una situazione semplice per gli sviluppi futuri, la Corte dei Conti Europea è intervenuta per frenare con toni ancora più marcati i sogni tecnologici italiani. La sentenza è contenuta nel report speciale del 2018, dal titolo, già di per sé molto evocativo, “Banda-larga negli Stati Membri europei: nonostante i progressi, non tutti gli obiettivi per il 2020 saranno raggiunti”.

 

Il report è stato pubblicato il 5 giugno 2018 e prende in considerazione cinque stati membri, Irlanda, Germania, Ungheria, Polonia e Italia, scelti a rappresentanza delle peculiarità nazionali dei vari Membri dell’Unione Europea. L’obiettivo per cui è stato redatto è quello di verificare l’andamento dell’attuazione dell’Agenda 2020, e questa analisi ha portato principalmente a due valutazioni, che interessano anche lo stato italiano. Prima di tutto, è vero che l’implementazione della banda larga è proceduta con un ritmo sostenuto, e ha permesso a tutti e cinque gli stati considerati di raggiungere un livello di diffusione considerevole. Ciò nonostante, già in questo primo ambito, l’Italia, con l’Irlanda, non presenta un trend di crescita sufficientemente elevato per lasciare presupporre il raggiungimento della copertura totale entro il 2020. Ciò che sembra presentare più difficoltà è in particolare il raggiungimento delle aree suburbane, che richiedono più tempo e attenzione rispetto alle aree urbane. In secondo luogo, per quanto riguarda la banda ultra-larga nessuno dei cinque stati considerati, a eccezione dell’Ungheria, presenta una crescita della diffusione talmente elevata da giustificare il raggiungimento dell’obiettivo 50% prefissato.

 

Tuttavia, queste constatazioni non rappresentano la totale disfatta del progetto in Italia: la Corte dei Conti afferma che l’Italia presenta comunque un piano solido e che ha tutti i presupposti per riuscire a raggiungere con certezza gli stessi obiettivi entro il 2025.

Ciò che viene raccomandato, in particolare agli Stati Membri, è di tenere conto del ritardo e creare dei piani specifici per lo sviluppo dopo il 2020, mentre anche la Commissione deve tenere fede al proprio ruolo e pubblicare nuove linee guida che incentivino la crescita della competitività nel settore.

 

 

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