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Innovazione e dinamiche industriali: cosa sappiamo di nuovo?

Autore: Paolo Agnolin

Data: 21 ottobre 2019

Tipo: Altro

Tematica: Innovazione

 

Così come l’energia è la base della vita stessa, e le idee la fonte dell’innovazione, così l’innovazione è la scintilla vitale di tutti i cambiamenti, i miglioramenti e il progresso umano”, Theodore Levitt.

In letteratura economica si è a lungo discusso sul fatto che gli investimenti in R&S dei privati sono auspicabili da un punto di vista sociale a causa delle esternalità positive che apportano alla collettività. Alla luce di ciò, è incoraggiante constatare come negli ultimi anni la maggior parte dei paesi europei abbia aumentato in modo graduale la spesa destinata a ricerca e sviluppo.

 

Fonte: Eurostat[1]

 

Nel 2017, infatti, l’anno di cui abbiamo stime affidabili più recenti, la quota di R&S sul PIL in UE è leggermente cresciuta rispetto all’anno precedente, attestandosi sul 2,07%. Dieci anni prima (2007) era dell’1,77%. Tuttavia, si tratta ancora di volumi non soddisfacenti. Spendiamo in ricerca e sviluppo decisamente molto meno di Corea del Sud (4,22% nel 2015), Giappone (3,28%) e Stati Uniti (2,76%), mentre siamo circa allo stesso livello della Cina (2,06%) e investiamo di più di Russia (1,1%) e Turchia (0,96%)[2]. Non è un caso infatti che, per fornire uno stimolo alla competitività europea, uno dei cinque obbiettivi della strategia Europa 2020 sia il raggiungimento di una intensità di investimenti in R&S pari al 3% del PIL.

 

Va precisato, inoltre, che il panorama del vecchio continente è caratterizzato da una discreta eterogeneità, con diversi paesi europei, Italia inclusa, che sono decisamente meno virtuosi di altri.

 

Fonte: Eurostat[3]

 

Lo scenario risulta ancora meno lusinghiero se ci focalizziamo su una specifica voce degli investimenti in R&S, ovvero quella destinata all’istruzione superiore. Nonostante l’estrema importanza ricoperta dall’istruzione universitaria nel formare il capitale umano in un contesto internazionale che richiede sempre nuove competenze, la spesa dedicata a R&S in Europa è mediamente diminuita negli ultimi anni, a causa dei tagli a un settore indebitamente trascurato in periodi di stagnazione economica.

 

Alla luce dell’importanza di questo tema per il futuro delle nostre società, però, descrivere il volume aggregato dell’innovazione non basta. C’è bisogno di andare più in profondità nell’analisi, studiando le complesse dinamiche che riguardano l’innovazione.

 

Una relazione particolarmente evidente quanto complessa è, oggi, quella bidirezionale tra innovazione tecnologica e sistema economico. Questa relazione, introdotta da Carlota Perez attraverso il concetto di paradigma tecno-economico, e collegata alla “distruzione creativa” di Schumpeter, sottolinea la necessità di investigare il rapporto tra innovazione e dinamiche industriali.

 

È con questo obbiettivo che professori e ricercatori, tra i quali l’esperto di Action Institute Pietro Moncada-Paternò-Castello, hanno redatto uno studio dal titolo “Innovation and industrial dynamics”[4]. La pubblicazione propone una panoramica di alcuni recenti contributi scientifici sull’argomento, affrontando due diverse questioni: la relazione esistente tra innovazione e competitività, e il ruolo che le politiche governative hanno nello stimolare l’innovazione.

 

Riguardo la prima delle due questioni, i risultati ottenuti dall’analisi di dati francesi suggeriscono una relazione negativa tra innovazione e competitività. In altri termini, all’aumentare della competitività si riduce il livello di innovazione presente. Si osserva, inoltre, considerando i dati di trenta paesi diversi, che un maggiore grado di innovazione è associato alla presenza di un settore manifatturiero più esteso, anche se il legame potrebbe non essere causale. Infatti, non si rileva una solida relazione tra crescita del settore e aumento di esportazioni e produttività. Infine, l’analisi ha evidenziato come i sistemi pay-for-performance sembrino avere effetti controproducenti sul rendimento delle aziende, con distorsioni particolarmente rilevanti per le attività di ricerca.

 

Circa il ruolo dello stato nello stimolo all’innovazione, dallo studio emerge come il supporto pubblico abbia un impatto positivo. L’analisi empirica degli articoli richiamati da Moncada-Paternò-Castello e dai suoi colleghi smentisce l’ipotesi secondo la quale i sussidi pubblici porterebbero ad una riduzione degli investimenti privati. Al contrario, i sussidi all’innovazione sono associati a un fenomeno di “crowding in”: le aziende beneficiarie dei sussidi tendono a investire maggiormente in R&S, creano nuovi posti di lavoro e accrescono vendite e produttività.

 

Quello dei sussidi, però, non è l’unico strumento a disposizione per stimolare l’innovazione. Come ricordano gli autori della ricerca, le politiche necessarie a incoraggiare gli investimenti in tecnologia e beni materiali possono essere diverse da quelle per gli asset immateriali. Una politica di stimolo non dovrebbe limitarsi solo allo stanziamento di fondi pubblici per R&S, perché rivestono un ruolo cruciale anche la facilitazione dell’accesso al credito, la regolamentazione dei diritti di proprietà intellettuale e l’investimento in istruzione e formazione professionale.

 

Del resto, non è necessario richiamare la teoria economica (che ci ricorda come il primum movens della crescita economica sia la spesa per investimenti) per rendersi conto che se la nostra società e la nostra economia vogliono progredire dobbiamo porre al centro il ruolo dell’innovazione. Oltre al contributo di tecnologia ed innovazione, politiche efficaci e una saggia gestione sono necessari per assicurare che i potenziali benefici siano realmente raggiunti.

 

In termini politici e filosofici, ciò significa che l’innovazione e la direzione del cambiamento desiderato devono essere identificati in relazione ai risultati finali attesi. Questi non si identificano con l’innovazione in quanto tale, ma rappresentano gli obbiettivi verso i quali la nostra società tende, quali il benessere, la riduzione delle diseguaglianze, la sostenibilità ambientale e l’inclusione sociale.

 

È evidente, infatti, che solo migliorando la nostra comprensione della relazione tra economia e innovazione, e di come quest’ultima possa essere incoraggiata, potremmo indirizzare il cambiamento del sistema in cui viviamo verso un generale progresso.

 

[1] https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/t2020_20/default/table?lang=en

[2] https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/t2020_20/default/table?lang=en

[3] https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-press-releases/-/9-10012019-AP

[4] http://www.actioninstitute.org/pubblicazione/innovazione-e-dinamiche-industriali/

Credito

Lasciate che vi ricordi che il credito è la linfa vitale dell’ economia, la linfa dei prezzi e del lavoro.

Herbert Hoover

Salute

La buona Salute è alla base dello sviluppo sociale ed economico e rafforza le politiche in tutti i settori dell’azione pubblica.

Organizzazione Mondiale della Sanità

Innovazione

L’innovazione è lo strumento specifico per l’impresa. Ciò che dà alle risorse una nuova capacità di creare ricchezza.

Peter Drucker

Capitale Umano

Il talento è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma questa fonte perde ogni valore se non se ne fa il giusto uso.

Ludwig Wittgenstein