patient web wmpowerment

Internet e sanità: il “patient web empowerment” nel contesto italiano

Autore: Daniele Bucello

Data: 29 gennaio 2019

Tipo: Altro

Tematica: Salute

Il fenomeno della comunicazione a tema sanitario diffusa tramite il canale web risulta sempre più rilevante ed attuale. A tal proposito, è stato teorizzato da differenti studiosi nel mondo il concetto di “patient web empowerment”, che il professor Buccoliero dell’Università Bocconi definisce con le seguenti parole: “un processo di sviluppo personale per cui il paziente/individuo viene dotato di conoscenza, capacità e consapevolezza che gli consentano (in tutto o in parte) di autodeterminarsi in relazione alla propria salute, nell’ambito di un nuovo processo in cui il professionista sanitario può divenire, a discrezione del paziente, un facilitatore che opera all’interno di una relazione di partnership, non più di autorità”. Il concetto di “empowerment”, ossia di incremento di potere – ad esempio quello contrattuale del paziente nei confronti dell’operatore sanitario a causa della ridotta asimmetria informativa esistente tra i due -, non può che scomporsi nelle due componenti della competenza e del controllo: vale a dire l’aumento effettivo di conoscenza in campo medico-sanitario, da parte del cittadino-paziente medio, e l’aumento da questi percepito, con una conseguente sensazione psicologica di maggiore padronanza diretta circa la propria salute, il proprio benessere ed in definitiva la propria vita.

 

I ricercatori canadesi Lemire, Sicotte e Paré, di Montreal, nel 2008 dopo una ricerca field hanno teorizzato l’esistenza di tre possibili logiche di “patient web empowerment”. In particolare, la logica consumer inerisce al cittadino-paziente come vero e proprio consumatore, che si relaziona con l’informazione sanitaria presente online – sia quella relativa a patologie e terapie sia quella relativa ad ospedali e medici – con un approccio decisionale del tutto autonomo e libero: vi è un confronto delle varie alternative, come fossero “prodotti di uno scaffale”, e poi l’effettuazione di una scelta, senza alcuna necessità percepita dell’opinione di un operatore sanitario. La logica professionale invece si riferisce a chi, pur consultando internet a fini di salute, avverte comunque il bisogno di una conferma a mo’ di filtro da parte di un professionista in campo medico, prima di considerare l’informazione letta come valida ed assumere decisioni conseguenti. La logica community, infine, riguarda l’universo del Web 2.0, ovvero social network, blog, forum, chat, wiki e piattaforme di condivisione dei media, in ambito sanitario; in base ad essa il cittadino-paziente avverte sì il bisogno di un confronto con opinioni, valutazioni e filtri altrui, ma non più da parte del medico, situato in una posizione gerarchica di autorità, bensì da parte degli altri utenti di tali strumenti, in un inedito rapporto di parità – anche qualora tra gli utenti dovessero risultare operatori sanitari -.

 

Secondo la letteratura esistente, tra gli aspetti vantaggiosi, per il cittadino-paziente, dell’informazione sanitaria online si possono annoverare i seguenti:

 

-maggiore diffusione di conoscenza e “cultura” sanitaria;

-maggiore controllo circa la salute propria e dei familiari;

-maggiore facilità acquisita nella comprensione del linguaggio specialistico di un professionista;

-rapporto con il medico meno passivo e più interattivo, di partnership e non più di mera fruizione di un servizio;

-migliore valutazione del suo operato a causa della ridotta asimmetria informativa circa patologie, terapie e prestazioni sanitarie concorrenti;

-maggiore supporto informativo e morale offerto dall’utilizzo di web community;

-risparmi di costo in termini di tempo, fatica e denaro.

 

Tra gli aspetti svantaggiosi, invece, risultano i seguenti:

 

-presenza di informazioni inesatte, sovraccariche, contraddittorie, complesse o poco chiare;

-assenza di certificazione formale di qualità delle informazioni;

-rischio, nell’ambito del Web 2.0, di diffusione virale di informazioni errate da parte di cittadini non competenti in campo medico;

-rischio, da parte dei motori di ricerca, di condurre ad informazioni fuorvianti, con conseguenti possibili autodiagnosi errate, “cybercondria” ed auto-terapie inutili o dannose;

-emotività o presunzione che inducono alcuni cittadini a credere più all’informazione reperita online che non a quella fornita loro dal medico;

-inadeguatezza del livello di istruzione o comunque della capacità di filtro e corretta interpretazione delle informazioni da parte di alcuni individui.

 

Esposte tali premesse generali, il presente articolo intende ora focalizzarsi sul contesto italiano. A tal proposito, è stata recentemente effettuata una ricerca sperimentale che mirasse ad indagare il fenomeno del “patient web empowerment” in Italia. I quesiti di ricerca erano tre: quali fossero le variabili socio-demografiche che favorissero la propensione di un cittadino-paziente a consultare internet a fini medici; quale fosse l’effetto della comunicazione sanitaria online sul suo comportamento; infine, quanto fosse percepito nel Paese il bisogno di una certificazione di qualità “ufficiale” per i siti web a tema sanitario non certificati, che risultano la assai larga maggioranza. Dalle analisi statistiche effettuate sono emerse le seguenti conclusioni. Circa il primo quesito, i cittadini-pazienti più propensi a consultare il web in campo medico risultano coloro che presentano un reddito mediamente minore o che sono sottoposti a maggiori costi di accesso all’informazione sanitaria extraonline, se non alla cura medica vera e propria; inoltre appaiono più propensi gli individui realmente affetti da patologie di vario genere; esiste infine una discrepanza tra individui sotto i 54 anni di età e sopra, in favore dei primi, ma non è più di tanto elevata in quanto la maggiore abilità nell’utilizzo di internet da parte dei più giovani è parzialmente compensata dal migliore livello medio di salute, e quindi dalla minore domanda di informazione sanitaria, da parte degli stessi. Riguardo al secondo quesito, è sorprendentemente emersa una predominanza della logica consumer su quella professionale – che potrebbe invero considerarsi quella più moderata e meno “dirompente” e che comunque è risultata prevalere per tutte le altre fattispecie – circa quattro precise casistiche di finalità di consultazione del web a tema sanitario: l’informazione generica e “culturale”, l’interpretazione di sintomi personali sconosciuti, l’informazione su terapie e farmaci e l’informazione su ospedali e medici. La predominanza è risultata particolarmente intensa circa l’interpretazione di sintomi sconosciuti in caso di malessere, a causa dell’urgenza percepita in tali frangenti di risposte e rassicurazioni immediate. Per quanto concerne il terzo quesito, è emerso che il bisogno percepito di una certificazione di qualità “ufficiale” per i siti web sanitari italiani è elevato; i soggetti certificatori ritenuti più idonei appaiono il Ministero della Salute ed i gruppi scientifici di studiosi e ricercatori, ma comunque anche i professionisti medici affermati risultano mediamente, seppur in misura minore, considerati adatti.

 

In base ai risultati di tale ricerca, sono state formulate alcune proposte, dirette sia al settore sanitario pubblico sia a quello privato. In primo luogo, è stata proposta l’istituzione di un “timbro di garanzia”, circa la qualità e l’affidabilità delle informazioni fornite dai siti web a tema medico, da parte del Ministero della Salute e delle Associazioni specialistiche ad esso correlate; parallelamente a ciò, è stata suggerita la preposizione di gruppi scientifici di ricercatori, ma anche di team di medici esperti, all’attribuzione di un ulteriore “marchio di qualità” ai siti da essi ritenuti idonei. Inoltre, è stata proposta l’introduzione, nei siti web degli ospedali, di un servizio accessorio di “pre-pronto soccorso online”, che permetta ai cittadini di interagire in tempo reale con medici al fine di capire, in base ai sintomi riferiti, se recarsi al Pronto Soccorso o meno. Tale prestazione fungerebbe da scrematura, riducendo le file di attesa presso Pronto Soccorso ed ottimizzando le risorse ospedaliere, e potrebbe risparmiare ad alcuni cittadini costi superflui. Un servizio di interazione digitale diretta affine potrebbe comunque essere implementato anche tramite piattaforme web realizzate e gestite dal Ministero della Salute e da ricercatori scientifici.

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