Recovery fund

Solidarietà, coesione e convergenza: gli ingredienti per la ripresa europea

Autore: Eleonora Fornasari

Data: 10 giugno 2020

Tipo: Altro

Tematica: Action Institute

Il 27 maggio la Commissione Europea ha annunciato il lancio dell’atteso Recovery Fund il cui obiettivo è rilanciare l’economia e riportare fiducia tra i cittadini all’indomani dell’emergenza Covid-19. L’ambizioso piano di 750 miliardi di euro, chiamato Next Generation EU, ha un triplice scopo: garantire supporto per una ripresa sostenibile ai Paesi colpiti dalla pandemia; incentivare gli investimenti privati per rilanciare le imprese, e migliorare la capacità dei sistemi sanitari europei di far fronte a future emergenze sanitarie attraverso un programma d’investimenti.

 

La Commissione raccoglierà i fondi collocando titoli di debito che dovranno essere ripagati dal 2028 e non oltre il 2058 attraverso le entrate dei bilanci europei e dei nuovi strumenti che verranno messi in atto dalla Commissione. Un terzo delle risorse per gli Stati Membri sarà concesso a fondo perduto, mentre il restante sarà erogato attraverso prestiti. In particolare, parte delle risorse verranno distribuite considerando quanto violentemente la crisi Covid-19 si sia abbattuta sui singoli Stati per favorire convergenza tra gli Stati ed una risposta comune, completa ed equa.

 

Il primo passo in questa direzione era stato compiuto il 18 maggio dal Presidente francese Macron e dalla Cancelliera tedesca Merkel i quali avevano annunciato la loro dirompente proposta per un possibile Recovery Fund Europeo. La proposta analizzata da Marcello Messori nel policy brief “The groundbreaking novelties of the Franco-German proposal and the misuse of the abacus”, aveva sorpreso, e ha di certo condizionato, la successiva proposta di Ursula von der Leyen. Le novità principali della proposta franco-tedesca, spiega Messori, consistono nell’emissione di obbligazioni da parte della Commissione Europea garantite dai bilanci futuri dell’Unione (MFFs) per raccogliere risorse da distribuire in proporzione all’intensità della pandemia. Il totale dei fondi, 500 miliardi di euro, secondo la visione franco-tedesca dovrebbero essere distribuiti senza che debbano essere ripagati in futuro dai beneficiari. Ciò rafforzerebbe la funzione redistributiva e solidale dei MFFs permettendo agli Stati più colpiti di ricevere risorse senza dover aumentare l’ammontare di debito.

 

L’unico vincolo per l’allocazione dei fondi è che il loro utilizzo dovrà essere concordato con la Commissione la quale poi ne supervisionerà la spesa. In particolare, Merkel e Macron hanno suggerito che le risorse dovrebbero essere spese per la produzione di un bene comune, prediligendo investimenti nel settore sanitario, digitale e in quelli per i quali le ripercussioni della pandemia sono state più severe. È importante notare che attraverso l’esclusivo utilizzo di trasferimenti la Commissione evita l’incongruenza temporale tra la lunga durata dei titoli di debito ed il più breve orizzonte temporale dei bilanci europei posti a garanzia evitando la redazione di complessi contratti di stipulazione, differimento e rinegoziazione.

 

La proposta franco-tedesca, così come l’attuale progetto della Commissione, segnano la creazione di un piano di investimenti comune e l’avvio di un percorso verso un’unione fiscale europea. Per questo motivo l’approvazione non sarà semplice. La Commissione dovrà presentare la proposta al Consiglio Europeo che dovrà approvarla all’unanimità. Per di più ognuno dei 27 Stati Membri potrà sottoporre la proposta al proprio Parlamento Nazionale o esercitare il veto facendo arenare, o affondare del tutto, il progetto.

 

Obiezioni erano emerse già in risposta all’iniziativa promossa da Macron e Merkel da alcuni Stati dell’Europa settentrionale ed orientale. Tuttavia, come illustrato da Messori, ai Paesi promotori non mancano delle misure per esercitare pressioni nei confronti degli oppositori. Francia e Germania hanno sottolineato nel loro progetto la possibilità di introdurre un sistema di tassazione corretto e bilanciato all’interno dell’UE ed un sistema di regolazione dei salari minimi che interessi tutti i Membri. Entrambe le proposte nel breve e medio termine potrebbero svantaggiare alcuni degli oppositori, come Paesi Bassi e Polonia, le cui economie godono di alcuni sistemi (fiscali e salariali) distorsivi della concorrenza rispetto agli altri Stati Europei.

 

Ursula Von der Leyen annunciando il Recovery Fund ha ricordato nel proprio discorso come la nostra generazione sia chiamata a riunire l’Europa per avanzare insieme, con visione e ambizione, verso la stessa destinazione. In aggiunta, ha invitato i Paesi Europei a prendere la giusta decisione lasciando da parte i pregiudizi, senza temere il costo dell’investimento, perché il costo dell’inazione sarà maggiore.

 

Ad oggi i ministri degli Stati Membri si stanno preparando al vertice del Consiglio Europeo del 19 giugno e per la severità degli interessi in gioco è difficile fare previsioni. Non resta che da attendere pochi giorni, dunque, per sapere se le parole della Presidente dalla Commissione avranno creato il consenso necessario per far muovere questo primo audace passo del nostro prossimo futuro europeo comune.

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