Invalsi

Test Standardizzati: ancora Bufera (e ora pure qualche Bufala)

Autore: Michela Carlana

Data: 13 novembre 2015

Tipo: Altro

Tematica: Capitale Umano

“La rivolta contro i test Invalsi è ormai periodicamente al centro del dibattito pubblico italiano. Almeno secondo la notizia riportata da alcuni quotidiani nazionali, anche Obama ha ora deciso di unirsi al boicottaggio dei test standardizzati. Ne siamo proprio sicuri? Questa settimana c’è stato effettivamente un cambio di rotta dell’amministrazione del presidente americano sul tema della valutazione tramite questi test. Tuttavia, prima di aprire a commenti e confronti con il sistema italiano, pare opportuno aggiungere qualche pezzo del puzzle che è stato – forse volontariamente – lasciato nella scatola.

Un pilastro fondamentale del sistema educativo americano – mai messo in discussione da Obama – è la valutazione del progresso nell’apprendimento degli studenti tramite i test standardizzati. Questi metodi di misurazione, seppur imprecisi e incompleti, hanno un vantaggio evidente: l’oggettività. Infatti, non si può negare che i voti dati dagli insegnanti non siano – almeno in minima parte – affetti da soggettività.

Un esempio? Negli Stati Uniti ci sono programmi intensivi per studenti con elevato quoziente intellettivo (definiti gifted students). La selezione di questi bambini è solitamente fatta tramite segnalazione da parte di insegnanti e genitori. Gli studenti provenienti da famiglie svantaggiate sono fortemente sottorappresentati tra i beneficiari di questa forma di educazione speciale. Uno studio di David Card e Laura Giuliano ha di recente dimostrato che uno screening iniziale basato non più su valutazioni soggettive bensì su un test standardizzato induce l’inserimento tra i gifted students dell’80% in più di studenti neri e del 130% in più di studenti ispano-americani. L’impatto in termini di pari opportunità è sostanziale. Politiche simili sono state adottate in alcuni Stati per la bocciatura degli studenti – accompagnate inderogabilmente da valutazioni soggettive per alcuni casi particolari.

Dal 2012 gli Stati Uniti hanno incrementato l’importanza assegnata ai test standardizzati anche nella valutazione degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Ad esempio, in Florida la determinazione dei premi economici agli insegnanti è legata per il 50% a modelli di valore aggiunto, basati sui test somministrati agli studenti. La conseguenza di queste politiche è stata la proliferazione dei test standardizzati e, soprattutto, l’aumento delle ore di lezione impiegate a “insegnare a fare il test” (teaching to the test). Ogni anno scolastico, gli studenti americani svolgono in media otto test standardizzati, impiegando circa 2,34% delle ore di lezione annue – alle quali bisogna aggiungere quelle dedicate alla loro preparazione.

Che cosa ha proposto l’amministrazione Obama? Con il Testing Action Plan di fine ottobre ha suggerito di ridurre il numero di test fatti ogni anno dagli studenti e di diminuire il tempo destinato al loro svolgimento a un massimo del 2% delle ore dell’anno scolastico (circa 20 ore all’anno). Il presidente americano ha inoltre specificato che la valutazione degli insegnanti e dirigenti scolastici non deve essere basata univocamente sui test. Questo è il cambio di rotta proposto da Obama, non certo la rottamazione dei test standardizzati e neppure la loro eliminazione come strumento di valutazione di insegnanti e scuole.

L’acceso dibattito in Italia sugli Invalsi riguarda, invece, quattro test di italiano e quattro di matematica, il cui svolgimento occupa in totale circa 10 ore distribuite su 13 anni scolastici. In media, meno di un’ora di lezione all’anno. Inoltre, diversamente da quanto avviene negli Stati Uniti, gli Invalsi non sono utilizzati per dare premi economici agli insegnanti o alle scuole. Dunque, i docenti italiani hanno un incentivo molto basso rispetto ai loro colleghi americani a “insegnare a fare il test”.

L’amministrazione Obama ha riconosciuto la propria responsabilità nell’eccessiva centralità data ai test e vuole cambiare rotta per risolvere il problema che ha contribuito a generare. In Italia siamo ben lontani da quella che in America può essere definita come “ossessione per i test”: siamo molto più vicini all’estremo opposto, data l’assenza di valutazione oggettiva costante al termine di ciascun anno scolastico e di premi agli insegnanti meritevoli (almeno fino ad oggi).”
 

Si segnala che in data 12 novembre 2015 il presente articolo è stato pubblicato sul blog dell’Huffington Post con modifiche e integrazioni apportate dalla redazione dell’Huffington Post e non concordate con l’Autore e con Action Institute. Tali modifiche e integrazioni, oltre a non riflettere le opinioni espresse dall’Autore, alternavano sensibilmente i contenuti dell’articolo in chiave ideologica. Il contributo è stato successivamente rettificato in data 13 novembre 2015 al fine di renderlo conforme rispetto alla versione originale sopra riportata.
Action Institute si dissocia e prende le distanze rispetto alla versione apparsa in data 12 novembre 2015.
 


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